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Tra Scilla e Cariddi: la magia dell’attraversamento dello Stretto di Messina

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Sicilia

Lo Stretto di Messina è, senza dubbio, una delle bellezze del nostro Paese. Si tratta dello stretto che divide la bellissima Sicilia dal resto della penisola. Per essere precisi, lo Stretto di Messina separa Scilla e Cariddi, due località, una siciliana e l’altra calabrese, che sono da sempre al centro di leggende che appartengono alla mitologia. Probabilmente tutti conosceranno il mito in questione ma è sempre bello raccontarlo nuovamente e spiegare perché è così emblematico. Sebbene oggi ci siano dei comodi traghetti per attraversare lo Stretto di Messina, si narra che su uno scoglio viveva una creatura mostruosa che, per l’appunto, veniva chiamata Cariddi. Essa altro non era che la figlia di Poseidone e Gea, punita per la sua grande voracità durante la vita. La donna scatenò le ire funeste di Zeus, padre di tutti gli dei, quando rubò ad Eracle i buoi di Gerione per mangiarli.

A quel punto, Zeus non ci vide più e decise di trasformarla in un mostro enorme, grande quasi quanto una enorme città, dopo averla gettata in mare. Il mostro aveva una bocca con tantissimi denti e la sua caratteristica era quella che l’aveva contraddistinta in vita: era vorace al punto tale da provocare dei veri e propri maremoti quando passavano le navi che, puntualmente, venivano affondate. Cariddi, tre volte al giorno, ingoiava tutta l’acqua, risputandola fuori e provocando dei veri e propri disastri e le navi che transitavano nello stretto finivano per essere risucchiate dalla corrente che si creava. Anche Ulisse passò da lì e riuscì a sfuggire al mostro per poi, però, essere risucchiato dalla corrente. Nel tentativo di salvarsi, l’eroe di aggrappò a un albero di fico nei pressi della grotta di Cariddi. Quando il mostro vomitò l’albero, Ulisse fu salvo: ma non sapeva che, dall’altra parte dello stretto lo attendeva un altro mostro. Stiamo parlando di Scilla, figura molto controversa della mitologia. C’è chi narra che si tratta di una figlia di divinità, con tanto di cani al seguito che divoravano tutte le navi. Anche la versione che narra della trasformazione in mostro cambia a seconda degli autori che ne parlano, ma quello che c’è di certo è che Scilla faceva paura.

Questi sono, naturalmente, sono dei miti legati allo Stretto di Messina  che anche oggi rimane una zona legata a molti aneddoti, anche divertenti. Come, ad esempio, quello della traversata a nuoto, che si svolge, dal 1954, da Punta Faro, in provincia di Messina, a Villa San Giovanni, in provincia di Reggio Calabria. Anche in passato si trovarono dei modi alternativi per cercare di attraversare lo stretto, anche perché la leggenda di Scilla e Cariddi spaventava non poco. E oggi come si attraversa? Con dei comodi traghetti che collegano, ogni giorno, la Sicilia e la Calabria. Il servizio offerto è ottimo ed è andato migliorando nel tempo. E poi, c’è da dire, che attraversare quel pezzo di mare in traghetto è sempre un’emozione, se si tengono a mente la mitologia e la magia del posto. Ma in Sicilia ci si può arrivare in traghetto anche da altri porti rendendo veramente piacevole il viaggio, basta ricercare su internet traghetti Sicilia e si avranno molteplici soluzioni per date e per prezzi, caricando la macchina sulla nave dormendo comodamente nella propria cabina.

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